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Caso Permesopoli approdato in Cinsiglio
Posted On martedì 16 novembre 2010 at alle martedì, novembre 16, 2010 by Avv. Francesco Querci
Seguire una politica per l'integrazione o per una convivenza segnata da rispetto reciproco, non significa ricercare incondizionata referenti e avanzare a tappe forzate occasioni di scambio, nel tentativo di mettere in pratica ciò che invece deve essere accuratamente verificato e contestualizzato.La Provincia, purtroppo, con il suo ex assessore prima e con il consigliere oggi, ha dimostrato quantomeno spregiudicatezza nella scelta dei propri referenti sul territorio e superficialità nella gestione di un fenomeno che non pare evidentemente in grado di gestire.
Una scelta di contatti con la comunità cinese,che nella migliore delle ipotese è da ritenersi avventata, una voglia di contatti condivisa da pochi soggetti di quella comunità ispirata da interessi personali; i più di quella comunità restano invero avari di segnali d'integrazione nei nostri confronti.
Le Istituzioni devono cercare di fare meglio, molto meglio e oggi sono chiamate a chiarire quali sono stati i criteri adottati in concreto per la scelta dei vari interlocutori e quali saranno domani i presupposti sui quali la Provincia vorrà operare.
Vogliamo trasparenza, chiarezza e responsabilità.
(presentata sul tema domanda di attualità in Provincia)
Francesco Querci
(Capogruppo UDC in Provincia)
sinergia fra tessile e confezioni by Cenni
Posted On giovedì 28 gennaio 2010 at alle giovedì, gennaio 28, 2010 by Avv. Francesco Querci
La segreteria UDC di Prato esprime apprezzamento nei confronti dell'azione del Sindaco Roberto cenni, volta ad incentivare una sinergia fra tessile e confezioni, con l'inevitabile coinvolgimento della realtà cinese.
Uscire dalla prospettiva della gestione dell'emergenza per acquisire anche quella della programmazione volta ad assicurare opportuni sviluppi in ambito economico e sociale, è compito di un'amministrazione degna di tale nome.
Compiere delle scelte anche contro quelle che oggi appaiano le comprensibili titubanze e diffidenze di molti, denota quella capacità di incisività d'intervento verso quei fenomeni sino ad oggi rimasti completamente incontrollati ed, ancora peggio, ingovernati.
Il compito "nobile" della politica è anche quello di cercare di vedere oltre ai pregiudizi, alle difficoltà, a quello status quo che oggi appare ai più risolubile solo con l'uso della forza.
La responsabilità del Sindaco è quella di individuarne i giusti meccanismi, limiti ed opportunità, anche facendo tesoro delle esperienze che sono state esaminate e studiate.
Non è accettabile, invece, che un Sindaco demandi unicamente all'azione delle forze dell'ordine la risoluzione di un problema, che se rettamente rappresentato, può anche essere letto come un'opportunità.
Francesco Querci
Segretario Comunale UDC
ps: si legga anche quanto scritto due giornoi or sono sul MODELLO PRATO
Il Modello Prato secondo la Padania
Posted On martedì 26 gennaio 2010 at alle martedì, gennaio 26, 2010 by Avv. Francesco QuerciMolti di non sono per la senplificazione e per la banalizzazione del fenomeno cinese di Prato, a cui abbiamo assistito sin troppe volte. Il Fenomeno Cinese è oggi tutt'uno con il fenomeno Prato. Un insieme intricato di criticità e potenzialità, tutta da leggere, studiare e risolvere.
Prato è stata sino ad oggi lasciata da sola. Ciò che accade oggi è soprattutto merito o demerito (a secondo delle diverse sensibilità) della giunta; nel caso del Sindaco e dell'assessore Milone. Qualcosa è difatti in movimento. Qualche luce si è accesa su quella Prato al centro di uno dei casi più eclatanti di cambiamento di giubba.
Abbiamo bisogno di organici delle forze dell'ordine, di "intelligence" per tagliare la testa al dragone che dirige lo sfruttamento e il giro di capitali verso la cina; abbiamo bisogno di un accordo che garantisca l'espulsione di chi si rende colpevole di reato e quindi del CIE.
Questo quanto al bastone! C'è bisogno però anche della carota.
Non possiamo credere che risolvere l'emergenza (che come abbiamo vista già contiene elementi di difficoltà non indifferenti) non debba essere svolto in un'ottica amministrativa di buon governo della città, nel rispetto del mondo del lavoro e delle persone che ne sono attori.
Non è sufficiente gridare "alle armi" e credere che il più sia stato fatto!
Il più deve ancora avvenire. Un popolo, una comunità deve sapere dove vuole andare e come vuole percorrere il cammmino, dotandosi delle attrezzature necessari a tutela anche di ciò che ha di più caro, come la nostra identità, i nostri valori. Fra questi ci sono i valori del rispetto, che pretendo ma devo essere pronto a dare. Della Giustizia (idem).
Il lavoro al primo posto della nostra nuova Prato. Valorizziamo ogni forma di lavoro sul territorio senza distinzione di sesso razza o religione. Facendo questo metteremo sullo stesso piano la persona, il rispetto delle regole e la sicurezza.
Il Modello PRATO dovrà essere questo ed il governo questo deve compiutamente comprendere, dotando la nostra città dei mezzi per uscire dalla crisi. Una comunità impoverita, di sostanze economiche e di principi identitari, è facile preda dei fenomeni legati alla criminalità e alla corruzione. Un corpo indebolito, facilmente si ammala. Priorità: ridare vigore al nostro corpo, alle nostre certezze al nostro futuro.
Non abbiamo bisogno di strumentalizzazione di parte, ma di risposte concreto ed impegno per uscire dalla crisi che ci interessa particolarmente. Il messaggio in sostanza deve essere quello che ci aveva contraddistinto qualche mese fa: "Uniti si Vince". Le prossime elezione, il clima di difficoltà rischia invece di pericolosi passi indietro (la cronaca cittadina di questi giorni la testimonia).
Concludo con una riflessione del Cardinale Bagnasco che in via analogica può trovare riconoscimento, con i doverosi distinguo anche a Prato:
«Gli episodi di contestazione sociale che, attorno al fenomeno degli immigrati, hanno recentemente avuto luogo in Calabria, e specialmente a Rosarno e nella Piana di Gioia Tauro, potrebbero in una certa misura essere anch’essi ricondotti alla difficile crisi economica che l’Italia come gli altri Paesi si è trovata ad affrontare. Ritengo che l’opinione pubblica nazionale abbia con l’occasione potuto avviare una riflessione che nessuna ruspa può facilmente rimuovere. Voci sagge si sono alzate per dire cose importanti, da non scordare. Io vorrei riprendere le parole essenziali che il Pontefice ha usato per centrare «il cuore del problema»: «Bisogna ripartire dal significato della persona. Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita» (Saluto all’Angelus, 10 gennaio 2010). Niente può farci dimenticare questa verità: l’immigrato è uno di noi; noi italiani siamo stati a nostra volta immigrati, e prima di noi lo è stato Gesù. Bisogna partire da qui, e mai staccarsi da questa consapevolezza che va incardinata nei pensieri personali e collettivi degli adulti, come dei giovani e dei bambini».
Francesco Querci
Consigliere Provinciale UDC
