QUERC (UDC): Banca Locale, perchè no?
Posted On mercoledì 14 aprile 2010 at alle mercoledì, aprile 14, 2010 by Avv. Francesco Querci
“Istituto di Risparmio e di Credito al Cittadino e alle Imprese locali”
E' evidente che le banche strutturate e consolidate - non locali per capirci – sono sempre più orientate ad indirizzare il risparmio locale verso i centri finanziari, attratte dalla maggiore stabilità delle economie più sviluppate, dai minori rischi sistemici e dalle migliori opportunità di diversificazione; le banche esterne per le loro politiche, debbono utilizzare altrove (parte) dei risparmi raccolti nelle regioni periferiche. Sul territorio i flussi di finanziamento diverrebbero, pertanto, più scarsi e soprattutto molto più volatili con ripercussioni negative sul credito erogato alle piccole imprese ,operanti nelle regioni periferiche che tenderebbe a restringersi a causa della minore disponibilità di informazioni per le banche esterne all’area e della più scarsa propensione delle grandi banche a operare con la clientela minore.
La piccola banca locale, dovrebbe essere dotata di una completa efficienza gestionale (come le sorelle maggiori), ma senza che questo vada a scapito della loro radicata efficienza territoriale, in quanto sarebbe l'istituzione maggiormente in grado di valutare le capacità e le prospettive di crescita delle piccole imprese locali, da cui per buona parte dipendono le possibilità di sviluppo delle economie locali.
Si parla tanto di federalismo in epoca di globalizzazione; non deve dunque scandalizzare che si invochi una banca che ponga “istituzionalmentte” l’attenzione ai territori, territori che si presentano come sistemi locali differenziati nelle configurazioni economiche e sociali e dove le banche concorrono con una pluralità di attori a determinarne lo sviluppo. Da questo punto di vista le banche assumono un ruolo istituzionale di agente locale di sviluppo: non l’unico agente, ma certo uno dei più rilevanti.
Ovvio, si parla adesso per lo più di congetture. Tutto deve essere verificato sul campo e soprattutto sarà necessaria una forte coesione sociale e politica che vada oltre le contrapposizioni aprioristiche di bandiera.
E' stata nel frattempo presentata una question time in Provincia per iniziare a capire su cosa poggiano le dichiarazione del Presidente Gestri.
Francesco Querci
Capogruppo Udc Provincia
Querci (Udc): “Il modello del Social Housing per risolvere l’emergenza abitativa”
Posted On lunedì 22 febbraio 2010 at alle lunedì, febbraio 22, 2010 by Avv. Francesco QuerciQuerci (Udc): “Il modello del Social Housing per risolvere l’emergenza abitativa”
Due gli strumenti politici da attivare: “un Fondo di Investimento Etico per il recupero di immobili o per la loro costruzione, ed una Fondazione per il Social Housing capace di gestire l’investimento e l’abitare, da affiancare all’Edilizia Residenziale Pubblica”. Con una possibilità d’intervento immediata nella materia da parte della Provincia di Prato “tramite il Pin. e lo stesso Creaf - prosegue nella nota - potrebbe ben promuovere studi, ricerche e progetti pilota su di un moderno social housing in una delle realtà sociali più in fermento dell’Italia”. Querci lancia un’idea anche per promuovere lo sviluppo economico: “Bisogna stimolare, poi, tutte le forze imprenditoriali pratesi, e questo va nella direzione di reincardinare a Prato un istituto di risparmio e di credito dei cittadini”. Tutto questo in un’ottica di dialogo politico molto caro all’Udc “Se in Provincia e se a Prato vogliamo sviluppare un nuovo modello di politica sociale, frutto del dialogo tra maggioranza ed opposizione, credo che ci sia la ricchezza e la possibilità per mettersi ad un tavolo e individuare percorsi condivisi”. (c.a.p.)
Vorrei entrare nella questione sollevata dal Consigliere Biffoni, ripresa dall’Assessore Silli circa il problema sociale dell’integrazione, nonché dal Consigliere regionale Magnolfi.
L’”integrazione sociale” è entrata nell’era dello “sviluppo sostenibile” e questo “sviluppo” non può essere altro che “integrale”, non ci possono essere differenze di principio fra cittadini italiani e stranieri nel mondo globalizzato; ed è affrontabile su area vasta.
Resta supremo il valore della persona e questo non esclude affatto il rigore nel far rispettare regole e norme, ma ciò senza fratture nella società con nuove insopportabili regole.
Sempre di più la nostra società e, dunque, Prato dovrà imparare a convivere con situazioni di crisi che metteranno in discussione modelli di convivenza consolidati. Le risposte migliori arriveranno da sistemi aperti in cui i valori – non messi in discussione – saranno la solida base delle diversità culturali, etniche, religiose, generazionali.
Il problema della casa non è più affrontabile a lungo termine secondo lo schema classico del “mercato immobiliare” (privato), per i percettori di stipendio, e dell’“edilizia pubblica residenziale” (pubblico), per le classi povere della società (ISEE). Gli stipendi non sono più rapportabili ai valori degli immobili e le risorse delle Pubbliche Amministrazioni non sono più capaci di ristabilire un giusto equilibrio fra chi possiede e chi non può avere un bene primario quale quello dell'abitazione di proprietà.
C’è bisogno di una “terza via” che integri quella ordinaria del mercato e quella straordinaria dell’edilizia pubblica, e questa via si chiama “Social Housing”. L’“abitazione sociale” ha come riferimento non le classi più povere, ma le nuove classi sociali “inter-medie”, legate all’ingresso nel mondo del lavoro (studenti e ricercatori universitari, giovani single o coppie con lavori interinali ed in mobilità) e all’uscita dal mondo del lavoro (che non hanno potuto accumulare riserve per il bene casa), alla mobilità lavorativa (terziario avanzato e dei servizi) e alle necessità di assistenze socio-assistite, infine all’immigrazione.
Se in Provincia e se a Prato vogliamo sviluppare un nuovo modello di politica sociale, frutto del dialogo tra maggioranza ed opposizione, credo che ci sia la ricchezza e la possibilità per mettersi ad un tavolo e individuare percorsi condivisi.
Credo che la crisi ci spinga anche a questo, mentre dobbiamo dare nuove risposte, concrete e percorribili, come un Fondo di Investimento Etico per il recupero di immobili – o per la loro costruzione – ed una Fondazione per il Social Housing capace di gestire l’investimento e l’abitare, da affiancare all’Edilizia Residenziale Pubblica.
Stimolare, poi, tutte le forze imprenditoriali pratesi, va nella direzione di re-incardinare a Prato un Istituto di Risparmio e di Credito dei Cittadini.
La Provincia di Prato – tramite il P.I.N. e lo stesso CREAF – potrebbe ben promuovere studi, ricerche e “progetti pilota” su di un moderno social housing in una delle realtà sociali più in fermento dell’Italia; in cui la mobilità già presente e dove l’immigrazione, con problemi di affitto e di mutui non pagati, sono sempre in aumento, mentre le giovani generazioni – così come le vecchie – sono in cerca di sistemazioni non potendo accedere al mercato immobiliare, quanto all’edilizia pubblica popolare.
Per questo motivo non sono ammissibili politiche spot, lanciate in campagna elettorale, se non argomentate con una storia e con dei programmi seri.
In questo modo operiamo per l’interazione fra classi sociali diverse e l’integrazione fra cittadini italiani e stranieri, in altro modo ogni politica è votata al fallimento perché di piccolo respiro.
Francesco Querci
Segretario Comunale e Consigliere Provinciale Prato
Unione di Centro
Querci:Verso il nuovo piano provinciale dei rifiuti: Riciclo?
Posted On venerdì 5 febbraio 2010 at alle venerdì, febbraio 05, 2010 by Avv. Francesco Querci(strategia rifiuti Zero)
La Provincia di Prato nell'ambito delle proprie competenze si era dotata di un Piano Provinciale per la gestione dei rifiuti, che disegnava le modalità di gestione dei rifiuti fino all'anno 2010 ed oggi deve dunque procedere (nel semestre successivo) alla verifica e e all'aggiornamento funzionale in base all'evoluzione delle tecnologie, all’andamento della produzione di rifiuto, alla disponibilità o meno di volumi di discarica.
La "Questione MONTALE " ha involontariamente riacceso il dibatto sulla politica dei rifiuti, proprio nel momento in cui in Provincia si deve ridisegnare il piano provinciale del nostro territorio. Ecco dunque il significato degli interventi dei fautori del termovalorizzatore, in difesa della loro utilità, convenienza e tempestività.
Già nella vicina MONTALE, tristemente famosa per un impianto che richiederebbe per il suo rinnovamento ben € 30.000.0000,00, potrebbe essere realizzato un impianto di riciclo, con molti imprese pronte a partecipare al progetto.
Ciò però necessita dell'impegno anche della nostra Provincia dal punto di vista di raccolta dei rifiuti; necessita, in pratica, di una rivisitazione della nostra politica dei rifiuti, con buona pace della società che ne gestisce oggi la raccolta e lo smaltimento.
La Provincia esca dal torpore della rassegnazione all'incenerimento e si attivi quantomeno per ridimensionare significativamente il ricorso all'incenerimento, liberando importanti risorse per altre forme di tecnologia ambientale per la gestione dei rifiuti e per il comparto energetico, che oltre al maggior valore tecnologico e ambientale, che oltre a produrre impresa sul territorio, meglio corrisponderebbe o a quel valore etico diffuso della salvaguardia del bene comune.
In tale direzione l'interpellanza presentata il 4 gennaio 2010 in Provincia diretta ad aprire il dibattito sul tema (che allego).
Francesco Querci Capogruppo Provinciale UDC

CENTRO PER IL RICICLO
la gestione dei rifiuti:
– che la Provincia mantiene una funzione di indirizzo delle politiche comunali in ambito della raccolta e
smaltimento dei rifiuti;
– che la Provincia è chiamata direttamente e/o indirettamente, attraverso l'attrazione di
finanziamenti da parte di enti terzi, a promuovere ed incentivare progetti che mirino alla risoluzione
del poblema “rifiuto”, salvaguardando la pubblica salute e la sostenibilità delle politiche sul territorio.
– che la Provincia è tenuta a promuovere anche quelle politiche idonee a generare impresa e lavoro sul proprio territorio.
• che è quanto mai attuale l'esigenza di trovare in tempi brevi soluzioni alternative alla discarica, ma anche a quelle legate ai termovalorizzatori, che hanno comportato sconsiderati ritardi e comunnque tempi e costi di realizzazione alti e lughi e comunque non ancora in atto;
• che la tecnologia oggi offre soluzioni alternative ed in ogni caso aggiuntive al semplice incerimento, consentendo anche un consistente riciclo dei rifiuti;
• che esistono allo studio di privati e di pubbliche amministrazioni, anche vicine, la possibilità di realizzare sul territorio della provincia o in luogo a questo attiguo un centro di riciclo;
• che tale centro, per costi e tempi, risulta un'importante risposta alle problematiche di smaltimento dei rifiuti, da realizzare anche con il coinvolgimento di investitori locali.
2. Se la Provincia di Prato intenda sostenere iniziative che puntino alla realizzazione di un Centro di Riciclo a Prato o nelle sue vicinanze;
3. Se la Provincia di Prato intenda adottare tutte quelle iniziative, anche organizzative, per dare impulso alle politiche del riciclo, ponendo particolare attenzione ad avviare una proficua collaborazione con le amministrazioni comunali, diretta anche al potenziamento della raccolta differenziata ed a garantire il conferimento di rifiuti in funzione del progetto di un Centro di Riciclo.
Francesco Querci
Prato 4 Gennaio 2010
Ministero del Tempo x il rilancio della Provincia
Posted On domenica 17 maggio 2009 at alle domenica, maggio 17, 2009 by Avv. Francesco Querci
Ministero del Tempo x il rilancio della ProvinciaLa quarta parte del nostro programma elettorale per la Provincia di Prato è un “Investimento in Tempo”, dove il “il futuro della Provincia passa dal
Turismo, dallo Sport e dal Teatro” facendo del territorio della provincia un "luogo dove fare impresa di carattere economico e sociale".
Per dare risalto alla Provincia a livello nazionale e internazionale abbiamoindividuato un "bene immobile" simbolo della storia di questa terra e di
valore, oggi abbandonato: Villa Le Sacca.
E' possibile il recupero del rudere di Villa Le Sacca, da destinare, previo accordo con il Convitto Nazionale Cicognini, a sede del “Ministero del tempo” per il rilancio di Prato e della sua Provincia a livello culturale, ambientale, turistico e sportivo? Noi, oggi, pensiamo che questa sia l'occasione per il suo ricupero e per il rilancio della Provincia.
Non è un caso che la Villa si trovi con le spalle alla vallata, alle pendici dello Spazzavento, dove giace Curzio Malaparte, e che sorvegli Prato, mentre
traguardando verso Poggio a Caiano ammicchi alla Villa dei cento cammini di Artimino. Questo bene, oggi fatiscente, è stato uno dei monasteri più
importanti del XV e XVI secolo dell'Ordine di Monte Oliveto Maggiore (oggi i suo monaci risiedono a San Miniato al Monte a Firenze), poi sede per la
villeggiatura estiva del Convitto Nazionale Cicognini.
Villa Le Sacca, piuttosto che La Stella d'Italia nel pieno Centro di Prato, è il degno rappresentante della Provincia pratese in Italia e nel Mondo!
Con questa operazione noi riusciremo a dare ospitalità istituzionale, un ambiente ricettivo e turistico di eccellenza, realizzare una sede istituzionale appropriata per il rilancio culturale, turistico ed ambientale del territorio pratese, un ambiente agricolo per la coltivazione dei
prodotti tipici pratesi.
Francesco Querci candidato presidenza alla provincia di prato - udc -
